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Chi dice che è impossibile, non dovrebbe disturbare chi lo sta facendo. (Albert Einstein)

The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains

The Pink Floyd Exhibition: The Mortal Remains, originariamente ideata da Aubrey ‘Po’ Powell di Hipgnosis e sviluppato a stretto contatto con Nick Mason (Exhibition Consultant per i Pink Floyd), presenta molti oggetti inediti raccolti durante la storia eclettica della band. È un viaggio audiovisivo attraverso 50 anni di uno dei gruppi rock più iconici del mondo, e uno sguardo raro ed esclusivo nel mondo dei Pink Floyd.

Il colossale allestimento del Victoria and Albert Museum di Londra, descritto dai quotidiani inglesi come “impressionante”, “un’autentica festa per i sensi” e “quasi altrettanto emozionante che ascoltare i Pink Floyd dal vivo”, è stato il più visitato di sempre nel suo genere. In esclusiva per l’Italia il MACRO ospiterà l’esposizione e lo stesso Mason ricorda che – a meno di 1 km di distanza – proprio al Piper ebbe luogo uno dei primi concerti dei Pink Floyd in Italia nell’aprile del 1968.

La mostra racconta quale fu il ruolo della band nel cruciale passaggio culturale dagli anni sessanta in poi. Grazie al suo approccio sperimentale – che rese il gruppo inglese esponente di spicco del movimento psichedelico che cambiò per sempre l’idea della musica in quegli anni – la band venne riconosciuta come uno dei fenomeni più importanti della scena musicale contemporanea.

I Pink Floyd hanno prodotto alcune delle immagini più leggendarie della cultura pop: dalle mucche al prisma di The Dark Side of the Moon, fino al maiale rosa sopra la Battersea Power Station e ai “Marching Hammers”. La loro personale visione del mondo si è realizzata grazie a creativi come il moderno surrealista e collaboratore di lunga data Storm Thorgerson, l’illustratore satirico Gerald Scarfe e il pioniere dell’illuminazione psichedelica Peter Wynne-Wilson.

Il percorso espositivo che guida il visitatore seguendo un ordine cronologico, è sempre accompagnato dalla musica e dalle voci dei membri passati e presenti dei Pink Floyd, tra cui Syd Barrett, Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason e David Gilmour. Il momento culminante è la Performance Zone, in cui i visitatori entrano in uno spazio audiovisivo immersivo, che comprende la ricreazione dell’ultimo concerto dei quattro membri della band al Live 8 del 2005 con Comfortably Numb, appositamente mixata con l’avanguardistica tecnologia audio AMBEO 3D della Sennheiser, oltre al video, in esclusiva per Roma, di One Of These Days, tratto dalla storica esibizione del gruppo a Pompei.

The Pink Floyd Exhibition è presentata da Michael Cohl di Concert Productions International B.V., Mondo Mostre e Live Nation. La mostra è curata dal direttore creativo dei Pink Floyd Aubrey ‘Po’ Powell (della partnership di design Hipgnosis) e Paula Webb Stainton, che ha lavorato a stretto contatto con i membri dei Pink Floyd tra cui Nick Mason (Exhibition Consultant per Pink Floyd), con l’ulteriore collaborazione di Victoria Broackes, curatrice del V&A di Londra. La mostra è una collaborazione con i designer Stufish, i maggiori architetti di intrattenimento e collaboratori di lunga data della band, oltre ai rinomati exhibition designers Real Studios.

http://www.museomacro.org/it/mostra-evento/pink-floyd-exhibition-their-mortal-remains

Il fotografo che cerca la bellezza negli edifici abbandonati

“C’è bellezza ovunque, ma non tutti riescono a vederla”, recita una massima attribuita a Confucio. E così non dobbiamo stupirci se c’è chi riesce a coglierla anche in edifici cadenti e abbandonati: come il fotografo tedesco Christian Richter, che percorre l’Europa per immortalare opere architettoniche ormai invecchiate, deserte e trascurate, ritraendole in tutto il loro fascino.

https://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/17695-foto-edifici-abbandonati

Loris CECCHINI – Wallwave Vibration

 

 

Le onde influenzano ogni aspetto della nostra vita – siano esse parte dello spettro elettromagnetico (luce, radio, calore), vibrazioni soniche sotto forma di onde sonore, o increspature tranquille sull’acqua nel nostro lavello. L’artista italiano Loris Cecchini sta prendendo la forma di quelle onde – cose spesso invisibili ad occhio nudo – e li rende visibili nella sua scultorea serie “Wallwave Vibration”.

 

Loris Cecchini

Fotografia, scultura, disegno, installazione ambientale si fondono in una poetica unitaria. Un insieme di pratiche, che sconfinano da una tecnica all’altra, fuori da un solo linguaggio privilegiato e in relazione con molti elementi del sapere.

Oggetti replicati in scala reale e riprodotti in gomma uretanica grigia, appaiono come inermi, ripiegati su se stessi. Collages multipli, come insiemi legati alla totalità del lavoro. Micro-architetture, roulotte reinventate e case sugli alberi, spazi strutturalmente distorti, coperture trasparenti e superfici prismatiche. Scenari virtuali/fisici ricreati in digitale, questi i soggetti che ritroviamo nel lavoro di Cecchini. Architettura dello spazio, materiali da costruzione, porzioni di natura, fenomeni fisici che si manifestano in un rimando continuo, dando luogo ad un indice di visioni e processi stratificati nelle opere, dove il progettare stesso emerge come idea ed ideale dell’opera compiuta.

Fotografia e scultura, dove sovrappone diversi livelli di realtà si compenetrano in un gioco tra virtualità e simulazione, al fine di modificare sostanzialmente la cognizione usuale dei modelli di riferimento.

Il lavoro più recente si focalizza sui fenomeni naturali e fisici, che diventano un inventario ottico ed emotivo dell’ambiente. Trasla i sistemi naturali in algoritmi di un sistema non omogeneo, sia complesso che individuale, al fine di rilevare i processi intangibili invisibili del nostro presente. Cercando un’analogia tra la grammatica e l’anatomia, le opere contengono nel loro linguaggio formule capaci di generare sistemi autopoietici, la sua struttura si genera, si sviluppa o si arresta proprio come avviene in un organismo. Le installazioni modulari sono intrinsecamente dinamiche. Il modulo alla base della scultura agisce come un “codice generatore” e le relazioni con lo spazio, producono una concatenzione di variabili, che intercorrono nella struttura del suo sviluppo.

Nato a Milano nel 1969, Loris Cecchini vive e lavora a Berlino.

 

http://loriscecchini.com/section688431_548682.html

 

 

Guerre stellari – Play

La mostra sulla saga che ha sedotto tre generazioni

Dal 28 ottobre 2016 al 29 gennaio 2017 il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma ospita la mostra dedicata all’affascinante universo di Guerre Stellari, un mito assoluto che ha incantato tre generazioni dal 1977 a oggi. Oltre 1000 pezzi tra gadget, modellini, action figures e stampe d’epoca – alcune esposte per la prima volta in Italia – raccontano ai visitatori le scene e i personaggi più indimenticabili di un mondo che ancora oggi seduce e appassiona a livello globale.
Guerre Stellari – Play. La mostra sulla saga che ha sedotto tre generazioni si focalizza sull’aspetto ludico della leggendaria narrazione, utilizzando una selezione attinta dall’infinita produzione – partita nel 1977 – di merchandising a marchio Kenner (ora Hasbro) e che Fabrizio Modina, curatore della mostra e uno dei massimi collezionisti mondiali di toys fantascientifici, mette a disposizione del grande pubblico. Ai più classici toys sono affiancati rarissimi pezzi vintage da collezione quali costumi, accessori, caschi e armi che, in scala reale, ricostruiscono con accurata presenza scenica quell’universo di valori e stereotipi che sono andati oltre il cinema per divenire icone universali.
Un incontro onirico quello tra Darth Vader, gli Stormtrooper e lo stesso Maestro Yoda e il visitatore che – ritrovandosi faccia a faccia con la loro imponente presenza – sperimenta il mondo fantastico nel reale, modellando in tre dimensioni la piatta immagine del grande schermo con risultati fortemente emozionali.
Sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, la mostra Guerre Stellari – Play. La mostra sulla saga che ha sedotto tre generazioni è prodotta e organizzata da Arthemisia Group e Kornice, è curata da Fabrizio Modina e vede come special partner Mondadori e come partner tecnici Guidi Go e Grafiche Gemma. Il catalogo è edito da Piazza Editore e Kornice srl.

 

Tratto da http://www.ilvittoriano.com/mostra-guerre-stellari-roma.html

Edward Hopper

01 10 2016 / 12 02 2017 – Roma, Complesso del Vittoriano.

C’è chi lo ritiene un narratore di storie e chi, al contrario, l’unico che ha saputo fermare l’attimo – cristallizzato nel tempo – di un panorama, come di una persona.
È stato lo stesso Edward Hopper (1882-1967) – il più popolare e noto artisti americano del XX secolo – uomo schivo e taciturno, amante degli orizzonti di mare e della luce chiara del suo grande studio, a chiarire la sua poetica: “Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere”.
La mostra Edward Hopper che apre dal 1 ottobre 2016 al 12 febbraio 2017 al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, realizzata sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento , in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali , prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con il Whitney Museum of American Art di New York, darà conto dell’intero arco temporale della produzione del celebre artista americano.
Dagli acquerelli parigini ai paesaggi e scorci cittadini degli anni ‘50 e ’60, l’esposizione curata da Barbara Haskell – curatrice di dipinti e sculture del Whitney Museum of American Art – in collaborazione con Luca Beatrice, attraverso più di 60 opere, tra cui celebri capolavori come South Carolina Morning (1955), Second Story Sunlight (1960), New York Interior (1921), Le Bistro or The Wine Shop (1909), Summer Interior (1909), interessantissimi studi (come lo studio per Girlie Show del 1941) celebra la mano di Hopper, superbo disegnatore: un percorso che attraversa la sua produzione e tutte le tecniche di un artista considerato oggi un grande classico della pittura del Novecento.

 

tratto da http://www.ilvittoriano.com/mostra-hopper-roma.html